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Il mondo non è binario

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Siamo finiti a classificare il mondo in categorie nette e distinte, spesso binarie. Giusto/Sbagliato, migliore/peggiore. Tutto quello che succede agli altri o a noi deve essere comparabile in una scala che va dall’altro al basso. X ha ragione, Y no. Z è migliore di J.

Lo facciamo per il principio di economia cognitiva, una specie di istinto di semplificazione nel modo in cui facciamo esperienza del mondo. Un meccanismo automatico, innato, che però dobbiamo saper dosare, specialmente nei rapporti umani. Se infatti che dopo due volte che ci bruciamo con una fiamma, diamo per scontato che tutti i fuochi ci provochino lo stesso effetto, non possiamo ridurre le persone e i loro comportamenti e scelte in dicotomie. In un mondo così diverso, un origami di realtà, sentirsi in grado di definire il giusto o il normale è un vero atto di presunzione scellerata. Peggio se a questo aggiungiamo questa deviazione contemporanea per cui tutto va classificato dall’alto al basso. La tua vita è più bella della mia, la mia scelta è normale e la tua no.

Mi addentro in cose di cui nemmeno ho competenza, di cui sono vittima e di cui non ho nessuna soluzione. Ho solo questo esperimento, che parte dall’immaginare le cose non più su una scala verticale, ma su un piano orizzontale. In questo piano nessuna scelta è comparabile, nessuno è anormale. Siamo tutti allo stesso livello, ma facciamo scelte “diverse”. Non c’è meglio o peggio, c’è solo una scelta diversa. Ecco, quando mi rendo conto che sto di nuovo partendo con l’ossessione delle categorie e dei confronti spietati, sposto le pedine da questa fila verso una meta (quale meta non lo so poi più), e le metto tutte in orizzontale. Ognuna fa quel che reputa per vivere la sua esistenza appieno.

Non c’è giusto, meglio, normale e non ci sono gli opposti di questi aggettivi. Ci sono solo scelte diverse. È stancante fare così. L’economia cognitiva parte prima che tu riesca a fermarla. Allora devi fermarti tu, fare tre passi indietro e smontare ciò che stavi già pensando. E nel farlo c’è la bellezza di riscoprire le cose ogni volta, di vedere i fili, le relazioni, le alchimie. E solo così poi scopri che non tutte le fiamme bruciano.

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