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Doom Patrol, tanti supereroi, troppe storyline

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Doom Patrol è bello. Lo dico ora perché rileggendo questo pezzo mi son reso conto che forse non lo spiego bene. Doom Patrol è una serie divertente, curata, con un budget decente che regge la necessità di effetti speciali, un cast di tutto rispetto e una scrittura intelligente. La serie, tratta dagli omonimi fumetti della DC, è un Amazon Originals disponibile su Prime Video. Concettualmente è corretto dire che Doom Patrol sia uno spin-off di Titans, altra serie del DC Universe che potete trovate in Italia su Netflix.

Il fumetto (e quindi la serie) si concentrano attorno alle avventure di una serie di eroi tormentati: Robotman, un robot con il cervello di un pilota dall’etica discutibile morto in un incidente stradale, Elasti-Woman, una ex-attrice di Hollywood con il potere di deformare il proprio corpo, Negative Man, un ex pilota di aerei che esposto a raggi radioattivi è in grado di rilasciare un essere di energia caricata negativamente e Crazy Jane, una ragazza con almeno 64 personalità diverse ognuna con un potere. Tutti loro sono guidati dal Chief, uno scienziato genialoide (anche lui in carrozzina, Xavier ve lo ricordate tutti, sì?). Questo gruppetto malassortito si trova improvvisamente spiazzato dalla sparizione di Chief e dell’arrivo di Cyborg (indovinate voi la particolarità di uno con un nome così) che spinge il gruppo ad andare alla ricerca dello scomparso e salvare il mondo da Mr. Nobody, il villain della nostra serie.

Doom Patrol non è una serie sui supereroi però. Perché i protagonisti vivono i loro poteri in relatà più come incidenti, perché del resto lo son stati. Elasti-Woman per esempio era un’attrice ma il gas tossico che le ha donato le sue abilità le ha anche rovinato la vita strappandole la possibilità di continuare ad avere successo ad Hollywood. E così per gli altri. I poteri sono una condanna e non si vedono mai come eroi. Niente tutine aderenti, completi in pelle. I protagonisti di Doom Patrol sono persone comuni che ad un certo punto devono fare di necessità virtù.

Se lo stereotipo dell’anti-eroe è stato sdoganato già, vedi Jessica Jones, vedi The Boys, in Doom Patrol questo concetto viene forse approfondito maggiormente. E qui iniziano i “problemi”. Doom Patrol è confusionario, è schifofrenico, passiamo da un tema all’altro, da una storyline all’altra, da un plot ad un subplot senza apparente visione d’insieme. Sembra di guardare così tante cose insieme che basta distrarsi un secondo per perdere il filo. Può essere sicuramente una scelta stilistica interessante ma personalmente l’ho trovata a volte soprafaccente. Ci sono show che vivono della confusione e dell’incertezza (Westworld?), ma il caos è un elemento narrativo non proprio semplice. Se il quadro d’insieme è più o meno chiaro e conosciamo l’arco narrativo che i nostri protagonisti dovranno affrontare, tutto il resto è spesso confuso, rendendo anche i legami di causa ed effetto tra avvenimenti non immediati.

Inoltre Doom Patrol è lungo. Sono 15 episodi che vanno dai 44 ai 58 minuti. E in questi 15 episodi c’è tanta, ma tanta carne a cuocere. Forse se gli stessi avvenimenti fossero stati spalmati in due stagioni da 10 con episodi da 45 minuti avrei fatto meno fatica a seguire questo show.

Chiudo come ho aperto: Doom Patrol è bello, fatto bene e se avete voglia di stare concentrati avrete tanti motivi per farlo, io mi son distratto qualche volta e ho dovuto mandare indietro gli episodi perché mi son perso molte volte.

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