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Invito poco formale a praticare la gentilezza

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Nell’ultimo periodo penso tantissimo alla gentilezza.

Una serie di episodi, online e offline, mi hanno fatto pensare a quanto possa diventare rivoluzionario essere gentili o, come mi piace dire, praticare la gentilezza. Sembra lo stesso ma per me c’è tutta la differenza del mondo. Essere gentili è forse innato, presuppone il non pianificarlo.

È bello nella sua immediatezza. Praticare la gentilezza per me significa essere consapevoli e impegnati nello scegliere la gentilezza, la Kindness, in situazioni in cui potremmo essere aggressivi o anche distaccati. È una scelta consapevole di decomprimere una situazione tesa, la volontà concreta di mostrarsi aperti e vulnerabili a qualcuno che nei nostri confronti non sta facendo lo stesso. Seminare un’ascia di guerra, fare il primo passo, essere il primo a chiamare, offrire aiuto a chi non ci ha mai dato una mano o anche solo non rispondere con la stessa rabbia a chi ci insulta o ci critica in maniera non costruttiva ma con l’intento di ferire.

Praticare la gentilezza significa prendere la Legge del Taglione e decidere che occhio per occhio non è l’equazione che vogliamo vivere. Non è immediato, io faccio una fatica enorme. Quindi la mia domanda, o invito, ritorna: pratichiamo la gentilezza? Proviamo a coltivarla. Costruiamo una rivoluzione gentile.

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