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Resilienza / Endurance / Netzach

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Una delle parole che sento spessissimo negli speech è “resilienza”, una parola che una volta era una proprietà dei materiali di assorbire un urto senza rompersi. È un concetto importante e una dote altrettanto centrale.

Ma una parola che mi piace altrettanto è “endurance” che in italiano è un concetto che possiamo tradurre con vari termini, “resistenza”, “perseveranza” o anche “durata”. C’è una traduzione che mi piace di più che è quella che esprime Netzach, la settima Sefirot della Cabala. Parliamo della perseveranza dell’andare verso i propri obiettivi, della costanza nel superare gli ostacoli, del vincere o perdere senza inebriarsi o farsi abbattere.

Mi piace perché è un concetto più di lunga durata rispetto alla resilienza che riguarda più un momento di trauma. Non sempre i momenti sono buoni, a volte sembra che la tempesta sia proprio destinata a durare. Allora è il momento di vivere Netzach, di essere stabili nella confusione, nello sconforto, nel maremoto. Tenere i piedi saldi a terra, il cuore protetto, le mani aggrappate a se stessi. Senza lottare freneticamente agitandosi contro cose che non dipendono da noi o dai nostri sforzi. Montagne contro il vento, eterne ed immobili. Sicure della propria stabilità.

Arriverà il momento di tornare a scorrere, ma nel frattempo c’è bisogno di endurance.

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