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Russian Doll, un agrodolce loop temporale

Il loop temporale è forse uno degli espedienti televisivi e cinematografici più usati di sempre. Mi ricordo anche quando ho fatto la mia prima esperienza di uno show con time loop nei primi anni duemila, con un riuscitissimo episodio di Xena chiamato “Been There, Done That”.

Il trailer del mio primo time loop

I time loop hanno una struttura consolidata. All’inizio dell’episodio compare qualcosa che si ripete ed è un elemento meta-narrativo che unisce il protagonista e lo spettatore, dando ad entrambi la dimensione della ciclicità temporale. Questo elemento si chiama reset point, ovvero il punto in cui il tempo torna a riavvolgersi. In Xena ad esempio era il canto di un gallo. In Russian Doll – produzione originale Netflix – è un po’ più complesso. A far scattare il reset point è un mix visivo, musicale e di suoni di scena che riportano la protagonista al punto di partenza ovvero la sua festa di compleanno. Xena doveva addormentarsi per far scattare il reset point, mentre Nadia, la protagonista di Russian Doll, deve invece morire.

Nadia si trova in un loop che la riporta alla sua trentaseiesima festa di compleanno: ogni volta che muore (e le succede spesso) ritorna al party. Ogni volta che muore, incidentalmente, torna ad essere un’altra se stessa al punto di partenza con tutti i ricordi intatti. Questo meccanismo spiega la scelta del nome Russian Doll, la matriosca, il cui significato è potente e romantico. La bambolina russa infatti rappresenta la forza delle donne che possono spezzarsi e rompersi ma che trovano sempre dentro di sé la forza di ricominciare e andare avanti.

Russian Doll è geniale, sarò diretto. Lo script è nudo e crudo con dialoghi poco introspettivi ed elementi narrativi che hanno influenze dirette sull’intreccio (che paradossalmente infatti rimane molto lineare). In questa semplicità c’è proprio il segreto dello show. Ogni “vita” di Nadia va in una direzione diversa ma sempre per affrontare se stessa con la speranza di uscire dal loop temporale. Il reset point si rivela così per quello che rappresenta. Russian Doll trasforma in fiction quei momenti della vita in cui ci sentiamo bloccati, immobili nel movimento delle cose, in cui tutti sembrano andare da qualche parte tranne noi.

Una menzione speciale a Natasha Lyonne, che veste i panni di Nadia, ma che è anche parte del team di ideatrici dello show insieme a Amy Poehler e Leslye Headland. Sebbene Nadia ricordi per tantissimi aspetti Nicky Nichols di Orange Is The New Black, Natasha si dimostra ancora una volta di una espressività a tutto tondo. Dai capelli, al modo in cui impugna la sigaretta, tutto è recitazione, tutto è costantemente in-caracther (come dicono quelli bravi).

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