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The Umbrella Academy, una black comedy con supereroi

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Ci risiamo, c’è un nuovo show con i supereroi su Neflix: The Umbrella Academy. Anche questo tratto da una graphic novel (scritta tra gli altri da Gerald Way dei My Chemical Romance, ve lo ricordate?). Diciamo che i supereroi degli Originali Netflix ultimamente non hanno avuto una bella vita, vittima dei loro stessi cliché, di sceneggiature troppo flosce e magari anche di una programmazione non proprio ideale (c’è stato un momento in cui trovavi da vedere solo cinecomics!). Se quindi v’è piaciuta l’ultima stagione di Daredevil o la seconda di Jessica Jones allora The Umbrella Academy non vi piacerà. Se invece vi siete annoiati da morire durante Iron Fist e di The Punisher sinceramente vi piace solo l’outfit per Halloween… beh, forse questo è uno show per voi.

The Umbrella Academy è prima di tutto una black comedy. Quindi preparatevi a vedere morte, spappolamenti e bambini killer all’ordine del giorno. Droghe, violenza e comportamenti poco “eroici” nemmeno vi mancheranno. Ci sono poi questi ragazzini dotati di superpoteri e adottati da questo matto filantropo e addestrati per renderli i salvatori dell’umanità. Anzi, correggiamo: noi spettatori arriviamo nel racconto quando il sogno del filantropo patrigno si è rivelato un incubo e i “fratellastri” hanno lasciato l’Academy e smesso i panni degli eroi.

Non vi dirò molto sulla trama ma nemmeno sui poteri dei protagonisti. Non lo farò perché molti elementi vengono svelati solo in seguito, solo funzionalmente ad alcuni risvolti sugli avvenimenti. Si tratta di una scelta interessante, che da una parte è un buon espediente per lasciare viva la curiosità di chi guarda ma che dall’altra parte diventa pesante alla lunga.

Diventa pesante perché questa scelta di centellinare dettagli sul background sui personaggi li costringe a dialoghi spesso surreali, in cui si passa dal parlare della fine del mondo al meteo. Un’altra cosa che per me non funziona in The Umbrella Academy è la durata degli episodi. Un’ora, con questa struttura narrativa, è uno stillicidio. Un più classico formato da 40 minuti (e di conseguenza qualche episodio in più) avrebbe reso tutto più sostenibile e godibile.

Non me la sento di bocciare tout court. Ma è pesante, incredibilmente denso. Così denso che le boccate d’aria ce le danno le sidestory e i side character. In particolare la coppia di “agenti” (non vi dico altro perché sennò è spoiler) Hazel (Cameron Britton) e Cha Cha (Mary J. Blige), loro due sono per me una delle cose più belle e meglio riuscite. Lanciarsi o no nella visione di The Umbrella Academy? Sì, ma sarà un viaggio tormentato. Tormentato come le anime degli (anti)eroi dello show.

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