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Virtuale è reale

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“Ma perché per scrivere certe cose metti le foto dove fai il piacione?”
“Non si può dire niente che tutti si offendono oggigiorno!”
“Ma chi ci crede che non ti piaci! Lo dici solo per farti fare i complimenti”.

Tra messaggi e commenti questo tipo di reazioni mi arrivano su Instagram spessissimo. Devo dire la verità, rispetto alle cose belle questa negatività è nemmeno l’1%. Sono fortunato alla fine perché vedo tante tantissime cose terribili scritte online. Nascosto dietro uno schermo c’è chi lascia liberi i peggiori istinti.

Ma virtuale è reale quando si interagisce con altre persone online: possiamo far ridere o piangere, confortare o ferire. Quando leggo i commenti o messaggi di chi mi dice che sono ipocrita, che posto messaggi vomitevoli solo per avere complimenti un po’ ci rimango male.

La dismorfia è invisibile e mi rendo conto che sia complicato per chi è esterno a questa dinamica riuscire ad entrarci, addirittura crederci. Ma l’esercizio di empatia dovrebbe essere questo, cercare di credere di più negli altri e provare a fare un patto di fiducia nel sentire quello che stanno sentendo, nel bene e nel male. E se proprio non ci crediamo o non riusciamo a immedesimarci, perché attaccare? Perché seminare negatività verso qualcuno che da quel commento potrebbe trarne molta più sofferenza di quanto pianificato da chi lo ha scritto? Esistono i defollow, si possono nascondere i post, si cancellano le app.

Virtuale è reale, ma abbiamo un grande vantaggio online ovvero quello di essere padroni di quello che vogliamo vedere, non siamo obbligati a seguire nessuno.

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